OPERAEOPERA, Il nuovo cd del Tenore Emanuele D’Aguanno, di Natalia Di Bartolo

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Ascoltai per la prima volta il tenore Emanuele D’Aguanno nel dicembre del 2013, al suo debutto nella parte di Edgardo nella Lucia di Lammermoor di Donizetti al Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania e ne scrissi nella recensione dello spettacolo. Intravidi già formarsi in quell’”eroe romantico giovane ed espressivo, pieno d’impeto e di passione, con una linea di canto ed un legato notevoli”, le “mille promesse vocali per il futuro” che, seguendo una carriera brillante, sta perseguendo e ancora persegue, con tenacia, passione e talento.

A distanza di tre anni, ascoltarlo in registrazione nel suo nuovo CD uscito nel 2016 per la casa discografica austriaca Capriccio mi fa notare come quel giovane sia maturato per esperienza e capacità, in una sequenza d’Arie da Camera, che comprende otto arie di Vincenzo Bellini, tra cui le celeberrime “Malinconia, ninfa gentile” e “Vaga luna che inargenti”, cinque arie di Donizetti e quattro di Gioachino Rossini, concludendosi con la celebre “L’orgia” del grande autore pesarese.

 

Il tenore romano è accompagnato al pianoforte con assoluta competenza dal M° Charles Spencer. Il pianista britannico, a cui va un plauso particolare, è capace di cogliere i più vaghi colori, in Bellini soprattutto, offendo dalla tastiera una variegata tavolozza ed interpretando ciascun autore alla perfezione, in un’abile e contenuta espressione.

Ascoltando l’interpretazione cantata di Emanuele D’Aguanno nella sequenza proposta dallo svolgersi dei brani, il suo impeto per la Fillide belliniana mi pare un po’ troppo acceso. La vocazione perlacea e iridescente delle arie da camera di Bellini, ancora un po’ algide rispetto ai canoni romantici, sembra non prestarsi appieno alla veemenza del temperamento vocale del D’Aguanno. La sua voce, infatti, si è irrobustita nel tempo e nello stesso tempo arrotondata. Il bel colore è rimasto e il registro acuto necessita adesso, sovracuti a parte, di esprimere maggiore forza e potenza.

Emanuele D’Aguanno è un tenore con voce e temperamento da teatro. Ha bisogno dell’Opera per dare il meglio. Esplode, infatti, successivamente, nella prima aria donizettiana della raccolta, “E’ morta”, in cui l’andamento del pezzo è propriamente tragico e teatrale, permeato di pathos, di interpretazione del dolore e di trascendenza. Anche l’Aria “Amore e morte”, sempre del gruppetto donizettiano, non fa che sottolineare quanto prima espresso.

A parte la vocazione naturale dell’interprete per il melodramma, la scelta delle arie donizettiane, che costituiscono la parte centrale della registrazione, è certamente meditata in tal senso: per la loro natura più “teatrale” gli consentono di esprimersi con maggiore autorevolezza vocale e interpretativa; la sua voce ha comunque bisogno anche di una base operistico-narrativa e appena la trova, come ne “Il pescatore”, si sente comunque più a proprio agio, culminando ne “Il barcaiolo”, ultima aria del genio bergamasco nel CD.

Di nuovo cambiamento, con le arie di Rossini, ricche di agilità e abbellimenti più delle altre, della quale l’ultima “L’orgia”, ad onta del titolo, è proprio la più salottiera. A questo punto si determina proprio quello che si accennava a proposito di Bellini. Voce e carattere del D’Aguanno, nonostante la diversa impostazione stilistica dei due autori, trascendono il salotto e lo travalicano. La Nice rossiniana, ne “La partenza” è trattata come la Fillide di Bellini, con trattenuti impeto e cuore da eroe romantico.

Disco “di transizione”, quindi, quello in questione, nella produzione di Emanuele D’Aguanno, che a mio parere è stato realizzato in un momento in cui ancora la sua voce può “permettersi” di rientrare, nell’arco di un’intera incisione, nei canoni del canto da camera.

Il tenore, infatti, mi pare sia giunto a potersi rivolgere con positivi riscontri ad un repertorio operistico che lo inserisca nettamente nell’espressione del romanticismo o comunque in un fluire del canto più lirico e privo di orpelli. Se di brindidi si tratta, come ne L’orgia, allora oggi gli sta bene soprattutto quello de La Traviata.

Fermo restando che le mirabilie dell’Edgardo donizettiano gli calzino ancora e sempre a pennello, il giovane protagonista di scottiana memoria ascoltato e visto a Catania nel 2013 oggi possiede una voce che si è fatta tale da poter essere, a mio avviso, oltre che quella di Alfredo, anche quella di Don Carlo e, come allora, ai tempi della suddetta Lucia, caldeggiai nella mia recensione, volgersi pure al repertorio francese, che le starebbe benissimo. L’interprete vi si troverebbe certamente a proprio agio, sia come qualità del colore e del timbro, sia come legato, sia come potenzialità nell’esprimere il temperamento di un Romeo o quello di un Werther.

E’ lecito attendere, allora, con interesse, curiosità e apprezzamento, un nuovo, auspicabile CD di Emanuele D’Aguanno tutto dedicato all’Opera, sottolineando anche come una voce da teatro, con temperamento da teatro, sia pure in una registrazione da solista, abbia bisogno dell’orchestra; e anche di un’orchestra importante.

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